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Tutto ciò che c’è da sapere sulle ultime tendenze e consigli informatici nel 2024

Una posizione da sviluppatore rimasta vacante per tre mesi, un allerta ransomware gestita d'urgenza un venerdì sera, un progetto di automazione bloccato per mancanza di competenze…

Femme professionnelle travaillant sur un ultrabook dans un bureau moderne avec tableau de bord numérique visible à l'écran

Un posto da sviluppatore rimasto vacante per tre mesi, un’allerta ransomware trattata con urgenza un venerdì sera, un progetto di automazione bloccato per mancanza di competenze interne: ecco la quotidianità di molti team IT nel 2024. Le tendenze informatiche di quest’anno non si riducono a un elenco di tecnologie alla moda. Esse riflettono vincoli normativi, carenze di profili e scelte architettoniche che impegnano le aziende per diversi anni.

AI Act europeo: cosa devono mappare ora i team IT

I concorrenti parlano di intelligenza artificiale generativa sotto l’angolo degli usi creativi. Sul campo, il tema che mobilita i CIO dall’estate del 2024 è il regolamento (UE) 2024/1689, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 12 luglio 2024 e entrato in vigore il 1° agosto 2024. Questo testo obbliga ogni azienda a mappare i propri usi di IA e classificarli per livello di rischio: inaccettabile, alto rischio, rischio limitato, minimo.

Concretamente, si parla di sistemi già implementati in molte organizzazioni: scoring delle candidature, filtraggio automatizzato dei CV, chatbot di servizio clienti alimentati da modelli generativi. Le pratiche considerate a rischio inaccettabile (scoring sociale, alcune forme di sorveglianza biometrica in tempo reale) sono vietate nell’UE dal 2 febbraio 2025, con multe che possono raggiungere i 35 milioni di euro o il 7% del fatturato mondiale annuale.

Le obbligazioni aumentano di intensità fino al 2027-2028 per gli usi ad alto rischio: gestione dei rischi documentata, log di utilizzo, sorveglianza umana, valutazione di conformità e marcatura CE. Per le PMI che utilizzano strumenti di IA senza nemmeno saperlo (un plug-in di scoring integrato nel loro CRM, ad esempio), il primo consiglio pratico è di redigere un inventario completo entro la fine del 2025.

Si trovano risorse utili per seguire le novità di l’informatica su Bargento, in particolare sulle implicazioni settoriali di queste nuove regole.

Uomo esperto in informatica che analizza dati di cybersicurezza su più schermi in un laboratorio tech

Carenza di competenze in cybersicurezza: reclutare diversamente in Francia

La difficoltà di reclutare profili di cybersicurezza non è un discorso da salotto. In Francia come nel resto dell’UE, il deficit di specialisti IT e di cybersicurezza persiste nonostante i piani di formazione digitale. Le aziende si trovano a dover scegliere tra posti vacanti per mesi e servizi esterni a costi elevati.

Ciò che cambia nel 2024 è l’approccio al reclutamento. Diverse organizzazioni europee iniziano ad adottare un reclutamento basato sulle competenze piuttosto che sui diplomi. L’idea è: valutare cosa un candidato sa fare (configurare un firewall, auditare una rete, redigere una politica di sicurezza) piuttosto che filtrare su un laurea specifica.

Competenze prioritarie da mirare per i reclutatori IT

  • Gestione dei rischi IoT: con la moltiplicazione degli oggetti connessi in ambiente professionale, i feedback variano sul livello di maturità dei team, ma la domanda di profili capaci di mettere in sicurezza questi ecosistemi esplode
  • Conformità normativa IA: saper leggere l’AI Act, classificare un sistema e documentare il suo funzionamento diventa una competenza a sé stante, distinta dallo sviluppo IA puro
  • Risposta agli incidenti: oltre alla prevenzione, le aziende cercano profili operativi in grado di contenere un attacco in poche ore, non in pochi giorni

Formare internamente è spesso più realistico che reclutare. Le certificazioni brevi (sicurezza cloud, analisi delle vulnerabilità) permettono di far crescere amministratori di sistema esistenti verso posizioni ibride.

Cloud e architettura ibrida: i veri compromessi del 2024

Migrar verso il cloud non è più una tendenza, è un dato di fatto. La questione sul campo nel 2024 riguarda la scelta tra cloud pubblico, cloud privato e architettura ibrida in base a vincoli molto concreti: latenza, costo di uscita dei dati (egress fees), sovranità.

Molte aziende francesi che hanno effettuato una transizione massiccia verso il cloud pubblico tra il 2020 e il 2023 scoprono fatture di uscita elevate quando vogliono riportare alcune carichi di lavoro. L’architettura ibrida, che conserva i dati sensibili su un’infrastruttura controllata mentre sfrutta la scalabilità del cloud pubblico per i picchi di carico, si impone come il compromesso operativo dominante.

Tre criteri per decidere tra cloud pubblico e ibrido

  • Volume di dati scambiati: se le vostre applicazioni spostano grandi volumi tra il cloud e i vostri locali, i costi di egress possono annullare i risparmi realizzati sull’infrastruttura
  • Requisiti normativi: alcuni settori (sanità, finanza, difesa) impongono che i dati rimangano sul territorio nazionale, il che orienta verso un fornitore qualificato SecNumCloud o un’infrastruttura privata
  • Competenze interne: gestire un cloud ibrido richiede profili DevOps e di rete che tutte le PMI non hanno, da qui l’interesse per i servizi gestiti

Due giovani professionisti che discutono di tendenze informatiche su tablet e computer portatile in uno spazio di coworking

Green IT e sobrietà digitale: superare il discorso

Si legge ovunque che il Green IT è una tendenza. Sul campo, la realtà è più sfumata. La sobrietà digitale inizia con decisioni di acquisto: prolungare la vita utile dell’hardware esistente piuttosto che rinnovare ogni tre anni. Un posto di lavoro di cui si estende la vita utile di un anno rappresenta un guadagno ambientale superiore a qualsiasi software di ottimizzazione energetica.

L’altro leva concreta è il dimensionamento delle infrastrutture cloud. Molte aziende sovraprovisionano le loro istanze per precauzione, il che genera un consumo energetico inutile. Un audit regolare delle risorse allocate (right-sizing) permette di ridurre sia la fattura che l’impronta di carbonio, senza sacrificare le prestazioni.

Le obbligazioni di reporting extra-finanziario (CSRD) spingono ora le PMI e le grandi aziende a documentare l’impatto ambientale del loro sistema informativo. Non è più un tema di comunicazione, è un obbligo di conformità che mobilita i team IT tanto quanto i team CSR.

L’informatica nel 2024 si gioca meno sull’adozione di nuove tecnologie che sulla capacità di gestire vincoli simultanei: regolamentazione IA, carenza di talenti, controllo dei costi cloud e sobrietà misurabile. I team che riescono sono quelli che trattano questi temi come progetti operativi, con scadenze e responsabili identificati, non come voci in un monitoraggio tecnologico.

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